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| Il Sardegna quotidiano 23 novembre 2011 pag 22 |
Guerrieri di ferro e abili
navigatori riecco i Shardana
SANT’ANTIOCO Un popolo misterioso, ancora poco
conosciuto. I docenti di un liceo e di una scuola primaria hanno deciso di
farli sbarcare tra i banchi inserendoli nel programma di studio
di Roberto Mura
Navi veloci,
terribili. Guerrieri invincibili. Un popolo magico. Torri che sfidano il cielo.
Sono loro: “I ribelli Shardana che nessuno ha mai saputo combattere. Arrivarono
dal centro del mare navigando arditamente con le loro navi da guerra, nessuno è
mai riuscito a resistergli”. Così li definisce il terzo monarca della XIX
dinastia egizia: Ramses II (che regnò dal 1279 a.C al 1213 a.C) in una stele
ritrovata a Tanis, nel Basso Egitto. Popolo misterioso, gli Shardana-Nuragici:
is mannus nostus. Poco conosciuto anche qui da noi. Per cercare di levar via un
po’ di tenebra dai loro elmi cornuti e dalle loro spade, Stefano Soi - docente
di filosofia e storia al liceo scientifico Lussu di Sant’Antioco - e Patrizia
Incani – insegnante di storia e italiano nella scuola primaria, nel plesso di
via Virgilio del circolo didattico di Sant’Antioco - hanno deciso di farli
(ri)sbarcare tra i banchi di scuola. Dopo circa tremila anni, secolo più,
secolo meno. Due decisioni prese in autonomia, ognuna
con motivazioni
differenti. Un filo rosso lega però quest’idea: la conoscenza di Marcello
Cabriolu. Santantiochese, studioso di Beni Archeologici, collaboratore esterno
della Soprintendenza per i Beni e le Attività Culturali, Cabriolu è autore de
“Il Popolo Shardana”, edito lo scorso anno dall’editrice selargina Domus de
Janas. Un libro che ha “fulminato sulla via di Damasco” Stefano Soi e Patrizia
Incani. O che, quantomeno, ha dato loro una spinta in più per maturare una
decisione, forse, già in animo. Spiega Stefano Soi: «Il mio desiderio di
arricchire il programma scolastico, con interventi esterni di altissimo profilo
storico, nasce dal credere che la sana e buona cultura debba essere eversiva.
In particolare lo è la storia, perché obbliga a problematizzare il presente e a
migliorarlo». La tradizione, il racconto storico, continua Soi «connette il
passato alle aspettative presenti, dà sostegno e speranza alla ricerca di un
significato positivo per il presente e il futuro ». Non si può, dice Soi
«raccontare un popolo di navigatori e non chiedersi come mai oggi ci si senta
imprigionati. Né come mai da civiltà a tutto tondo ci si sia regionalizzati ».
La scuola, prosegue il docente di filosofia «ha il compito di far immaginare il
nostro passato ma anche possibili scenari futuri, non avvertiti come minaccia
ma come possibilità di creazione per dare significato al presente». Diverso il
target di Patrizia Incani, alle prese coi suoi monelli. L’insegnante elementare
spiega: «Il mio programma è rivolto ai bimbi della quarta classe della scuola
primaria. Si descrivono e si inquadrano le prime civiltà conosciute, il loro
rapporto con l’ambiente e l’importanza che hanno avuto per i popoli moderni».
Verranno studiate la civiltà Mesopotamica, gli Egizi, la civiltà Indiana, la
civiltà Cinese, le antiche civiltà del mare: Cretesi, Micenei, Fenici; gli
Ebrei e il popolo Shardana. Nonostante i libri delle scuole non ne parlino,
Patrizia ha deciso di proporre la storia degli Shardana: «Credo sia opportuno
che i miei alunni conoscano le proprie origini e possano apprezzare la presenza
dei sardi nei processi storici studiati. Ho voluto dare il giusto valore al
nostro popolo, perché lo si possa inquadrare nuovamente rispetto alle
precedenti valutazioni storiche». Per Patrizia non è un semplice esperimento:
«Visto che l’argomento è supportato scientificamente, in futuro questo studio
non potrà che ampliarsi». IL PLAUSO
DELLO STUDIOSO Marcello Cabriolu è lo studioso promotore di
quest’eresia: far studiare gli antichi sardi a scuola. Il suo libro “Il Popolo
Shardana” è un affascinante viaggio nelle origini del popolo che dette inizio
alla nostra storia, un popolo di navigatori, dalle grandi conoscenze
tecnologiche e dalla profonda religiosità. «Condivido l’idea dei due docenti
sull’utilità della riscoperta del nostro patrimonio storico. Dare ai ragazzi la
possibilità di sentirsi come gli egiziani o i greci, quando studiano le loro
rispettive grandi civiltà, significa motivarli e renderli orgogliosi di loro
stessi». Poter insegnare ai ragazzi quali «formidabili navigatori e guerrieri
fossero i sardi li aiuterà a considerare il ruolo di primissimo piano e di
conquista avuto dalla Sardegna». Marcello si è complimentato coi due insegnanti
per la scelta loro coraggiosa e li ha incoraggiati a non desistere in futuro dal
proposito: «Auspico che questo sassolino nel mare possa essere da esempio per
tanti altri insegnanti».

Complimenti Marcello, una iniziativa (la paventata eresia di far studiare gli antichi sardi a scuola) che inorgoglisce noi sardi e che spinge verso una direzione che porterà solo benefici. Hai tutto il mio appoggio.
RispondiEliminaSe mi mandi il file in versione scrivibile (word) sarei felice di pubblicarlo sul mio quotidiano.
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